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Herkunft des Familiennamens Blessent, Herkunftsland: Italia

Adelsstand: Conti - Nobili - Feudatari
Heraldik die Familie: Blessent
Krone des Adels Blessent Famiglia assai antica ed illustre, detta Alessi o D'Alessi, i cui membri risultano originari di Carrù, in Piemonte. Trasferitasi, poi, in Torino, la famiglia si illustrò col banchiere Giambattista, che veniva investito della contea di Canosio (2 agosto 1747), fondando il 29 dicembre 1749 una primogenitura. Personaggi notevoli della famiglia sono: Gian-Giacomo, figlio di Girolamo, di Giambattista, il quale investito di Moiola (3 aprile 1777), dava luogo a un'altra linea comitale, oggi estinta; e Paolo, della linea comitale di Canosio, il quale era stato, successivamente, canonico (1796) e arciprete della cattedrale di Torino (1823), ed aveva vissuto nel periodo francese... Fortsetzung folgt
alla corte del card. Costa d'Arignano e nel 1799, all'epoca delle effimere vittorie del Souwarof, era stato deportato dagli austro-russi perché "candido repubblicano" e caldo partigiano dei francesi. Alessio Natale, di Lorenzo, di Giacomo. Sorelle: Maria Teresa, Teresa Giuseppina. Cugino: Cesare. Figli di Cesare: Casimiro dec., Olimpia in Aliberti di Beinasco. Motto della famiglia: Rosa sine spine. Altro ramo. Pare che sia venuta in Sicilia da Roma. Un Matteo ebbe confermato, da re Federico III di Sicilia, il feudo di Nissuria; un Antonino, dottore in leggi, ottenne il 4 novembre 1401, una salina in Marsala; un Francesco fu investito del feudo di Bugidiano, nel 1479; un Niccolò, figlio di Blasco, fu tesoriere nobile della città di Catania, nel 1511; un Giovanni fu capitano di giustizia in detta città, nel 1535; un Niccolò, come marito di Garita de Mucicato il 29 ottobre 1502 venne investito del feudo Sisto, che conservò fino all'abolizione della feudalità in famiglia, trovandone investito il 28 ottobre 1765 un Giovan Vincenzo, che fu anche capitano di giustizia di Nicosia nel 1798-99. Un Pietro Bernardo Blessent, come figlio di Francesco, il 19 novembre 1771 venne investito del feudo di Pasquali. Altro ramo. Gli Alessi, poi D'Alessi, membri di una famiglia nobile, con un notevole patrimonio in terre e case, erano feudatari dei beni di Cerasole e Ceralosette, nel territorio vicentino. Provenendo da Arquà, si insediarono nel Trevigiano, prima ad Istrana e poi a Paese, quindi nella frazione di Castagnole, come testimoniato in un atto di compravendita ancora conservato in famiglia. A condurre i D'Alessi a Castagnole fu probabilmente un Antonio, acquistando la proprietà dei Conti Contenti, nobili veneziani, comprendente oltre a quindici campi di terra recintati, una villa ottocentesca. Giovanni D'Alessi. Fin dai primordi del loro insediamento, i D'Alessi avviarono una filanda con annessa tessitura, la cui fama travalicò ben presto i confini nazionali raggiungendo in particolare l'Austria e l'Ungheria. Conseguentemente la famiglia diede un forte impulso alla bachicoltura locale. Antonio, sposatosi con Annetta Testolin, fu progenitore di Anna, di Luigi (il garibaldino), di Antonia (1821), di Domenica (1823) che si sposò con Andrea De Faveri da Postioma, di Angelo (genn. 1824), di Arcangelo Geremia (ott. 1824), di Angelo Arcangelo (1825), e di Angelo (1835) che si sposò con Elena Augusta De Lazzari. Angelo ed Elena De Lazzari furono genitori di quattro figli: due femmine, Adelia (1876) e Rosa (1879), e due maschi, nessuno dei quali prese moglie, decretando così l'estinzione del ramo genealogico. Si trattava del primogenito Ernesto (1875) e dell'ultimogenito Giuseppe Giovanni (1884-1969), l'illustre prelato musicologo al quale è dedicata la via che dalla chiesa di Castagnole conduce verso Paese e il Sodalizio Filarmonico. Rocambolesca la vita del garibaldino Luigi D'Alessi, il quale, secondo tradizione familiare, commerciava in tessuti e generi alimentari, ma uno strafottente graduato austriaco si serviva della sua merce senza mai corrispondere il dovuto. Luigi, che già non vedeva di buon'occhio l'occupazione austriaca, perché era un convinto assertore dell'Indipendenza nazionale, ebbe con costui un violento alterco, che degenerò. Di fatto ad aver la

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Familien-Wappen: Blessent

Blasonierung die Familie

Inquartato: al primo di rosso, all'aquila coronata d'argento; al secondo d'azzurro al mastio d'argento; al terzo d'azzurro all'albero nodrito sulla pianura erbosa, sostenente un uccello fissante un sole d'oro orizzontale destro, il tutto al naturale; al quarto scaccato di rosso e d'argento.
Citato in "Enciclopedia Storico-Nobiliare Italiana di V. SPRETI", vol.I p.354.
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