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Origine del cognome Palmierina, provenienza: Italia

Titolo: Conti - Marchesi - Nobili
Araldica della famiglia: Palmierina
Corona nobiliare Palmierina
Antica famiglia senese, i cui membri giunsero al governo della città, durante i rivolgimenti seguiti alla caduta del reggimento dei Nove nella seconda metà del secolo XIV. Il primo risieduto fu Niccolò, nell'anno 1389, ma la prima illustrazione della famiglia è data dalla beata Sobilia, moglie di Buonfigliuolo, morta nel 1322. Erano ascritti al Monte del Popolo. Passano sessant'anni prima che un altro membro della famiglia partecipi al governo di Siena, cioè Bartolomeo, che fu provveditore di Biccherna nel 1458. Agnolo fu uno dei capi della fazione contraria a quella detta dei Biribatti, avendo l'appoggio degli Ordini dei Dodici e... Continua
dei Riformatori (1845). Nel 1847 fu mandato a confine come reo di cospirazione contro il Governo di Siena, ma nel 1495 fu mandato come ambasciatore della Repubblica al re di Francia, per rallegrarsi della conquista di Napoli. Quando Pandolfo Petrucci lottava per affermare in Siena la sua signoria, Agnolo gli prestò un valido appoggio. Girolamo, di Gabriello, fu provveditore di Biccherna nel 1499. Giovanni, d'Agnolo, era nel 1516 ambasciatore di Siena presso l'imperatore; nel 1522 fu inviato presso papa Clemente VII ed era stato fra coloro che avevano sostenuto Borghese Petrucci nel tentativo di continuare la tirannia paterna su Siena. Guido, di Bartolomeo, fu nel 1517 rettore dell'Opera del Duomo. Il capitano Giovan Battista entrò in trattative segrete con Clemente VII per consegnargli Siena, ma poi rivelò tutto al Senato, in modo che furono arrestati e giustiziati gli agenti papali (1525). Nel 1526 assoldò 800 uomini per la difesa della città, assediata dal pontefice e dai fiorentini e riuscì, con una sortita fortunata, ad allontanarne gli eserciti. Nel 1529 fu ambasciatore presso l'imperatore Carlo V e nel 1530 venne incaricato della riforma del Governo senese. Il cavaliere Giovanni fu nel 1535 spedito a Napoli per rallegrarsi con l'imperatore dell'impresa di Tunisi; nel 1538 andò a rendere omaggio al papa Paolo III, e nel 1539 andò nuovamente a ossequiare l'imperatore, che trovavasi in Lucca, e che lo fece cavaliere e conte palatino. Giovanni, di Scipione, fu nel 1546 segretario dei Dieci e nel 1550 andò a presentare al papa Giulio III l'omaggio di Siena. La famiglia alzò per arme. D'argento, al caduceo di rosso, i serpenti di verde; col capo cucito d'oro, all'aquila di nero coronata dello stesso. Altro ramo. Nobile famiglia, con residenza in Palermo, insignita dei titoli di marchese di Villalba, nobile dei marchesi, barone di Miccichè, nobile dei baroni. Nota sin dal XII secolo, essa fu nobile in Palermo, Licata e Caltagirone. Enrico fu milite di re Pietro d'Aragona, tenne la carica di giustiziere in Palermo nel 1282; Falco fu milite della città di Naro, ebbe la concessione del casale e feudo di Ravanusa, il 12 maggio 1366 gli venne confermati i feudi di Monterosso, Milgi, Jancarano e Jandigaldino; Ruggero fu pretore di Palermo 1394/5; Federico, giurato in Caltagirone 1401/2, in Salemi stessa carica Palmerio; Salvatore iscritto nell'elenco dei feudatari del 1408, come barone di Canicattì; Ruggero, giurato in Caltagirone 1467/86; Mauro, capitano di giustizia in Caltagirone 1652/63; Placido, nominato capitano d'armi, per la città di Sciacca nel 1655; Niccolò barone di Miccichè con privilegio del 22 giugno 1752; Vincenzo, investito dei feudi di Gasena il 1 ottobre 1780; Nicolò, brillante storico e saggista scrisse vari testi di storie e di costume sulla vita durante il Regno delle Due Sicilie, nella prima metà del XIX secolo; Placido, barone di Miccichè, con diploma del 10 settembre 1813 ebbe il titolo di marchese di Villalba, riconosciuto in seguito a Rodrigo, con R. D. del 16 marzo 1846; con D. M. del 3 marzo 1882 titolo nobile dei marchesi, nobile dei

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Stemma della famiglia: Palmierina

Blasone della famiglia

D'argento, alla gemella in fascia di rosso, sormontata da un grugno di cinghiale di nero, difeso d'argento.
Lo stemma si trova anche partito con quello della famiglia Nuti (fasc. 6117), per eredità di questa famiglia alla fine del XVIII secolo. Fonte: "Raccolta Ceramelli Papiani" custodita presso l'archivio di stato di Firenze, fasc.6181.
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