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Origine del cognome Pamato, provenienza: Italia

Titolo: Nobili - Patrizi - Cavalieri - Duchi - Principi
Araldica della famiglia: Pamato
Corona nobiliare Pamato
Assai antica e chiara famiglia, detta Amato o Pamato, la quale risulta oriunda della Spagna, giunta in Sicilia nel XIII secolo, con un certo Pagano che, da Re Ludovico, ottenne, con privilegio 11 agosto 1296, per i servigi prestati, il feudo di Callisi, consistente in tre tenimenti di terre nominate Villanova, Cullasi e Xilinda nel territorio di Caltabellotta, il quale rimase alla famiglia per moltissime generazione. Un Orlando fu anche possessore della gabella di Pelo e Merca di Palermo, come per investitura del 15 febbraro 1458; mentre un Giovanni fu il primo possessore del feudo di Galati, confermatogli il 3... Continua
luglio 1453, e che, con privilegio dato a 9 giugno ed esecutoriato a 27 settembre 1644, in favore di Filippo Amato, veniva innalzato in principato. Fu quest'ultimo senatore di Palermo, negli anni 1631-32, 1636-37, 1641-42 e capitano di giustizia della stessa città, nel 1643-44. Il detto Filippo, inoltre, comprò da Giovanni Alfonso Enriquez de Cabrera, conte di Modica, la terra di Caccamo che fu, con privilegio dato a 2 marzo 1647 esecutoriato a 30 aprile 1647, innalzata in ducato, sotto il titolo di duca d'Asti e che, una al principato di Galati, trasmise ai figli Antonio, cavaliere dell'ordine dell'Alcantara, il quale ne fu investito a 31 ottobre 1653. Venuto a mancare Antonio gli successe il figlio Andrea, il quale si investì del principato di Galati e del ducato di Caccamo, già Asti, in data 26 marzo 1692, sposò Alessandra Russo e Caprini, per la quale fu possessore del feudo di Pietratagliata o Fessima e di metà di S. Bartolomeo. Prima di morire, Andrea celebrò il suo testamento presso notar Antonino Fazio di Palermo, a 21 febbraio 1713, ed istituì erede il figlio primogenito Filippo Antonio, che fu investito di Galati e di Caccamo, in data 29 febbraio 1716 ed alla sua morte, seguita a 21 agosto 1769, successe in detti feudi e titoli il figlio di lui Gioacchino Andrea Amato e Settimo, che ne otteneva investitura a 25 agosto 1769. Successe a questi il figlio Giuseppe Amato e Corvino, che fu senatore di Palermo, negli anni 1792-93-94 e capitano giustiziere della stessa città, nell'anno 1794-95 e non prese investitura dei titoli di Principe di Galati e duca di Caccamo. Questi titoli pare che siano passati in casa Spucches, vedendo, nel parlamento siciliano del 1848, sedere fra i pari, come principe di Galati, Antonio de Spucches. Fu pure la famiglia Amato posseditrice del titolo ducale di S. Stefano superiore, titolo concesso, con privilegio dato a 13 luglio esecutoriato a 31 agosto 1705, a Maria Agata Amato e Cirino che fu moglie di un Biagio Spucches per il che questo titolo passò nella famiglia di quest'ultimo. Il ramo passato in Sciacca, illustrato da molti gentiluomini che occuparono le prime cariche di detta città, pare sia ancora oggi fiorente. Godette pure questa famiglia nobiltà in Catania, nella cui Mastra Nobile veniva, in data 20 settembre 1744, aggregata nella persona di un dottor Antonino, eletto giudice della Gran Corte del Regno. Altro ramo. Nobile famiglia di Gerace, la quale ha goduto nobiltà anche in Palermo ed Amantea, giunta in Tropea con un "..." Pamato, il quale sposò D. Vittoria Barone ed ebbe vari figli, tra cui D. Orazio, Arciprete di Mesiano, D. Giovanni Battista, sacerdote, e un altro che sposò la nobile Barbara Coccia. Altro ramo. Assai antica e nobile famiglia pugliese, la quale risulta fregiata del titolo ducale, con residenza in Barletta ed in Seclì. Arme del casato. D'azzurro al grifone d'oro, armato e lampassato di rosso, al capo d'azzurro sostenuto da una trangla d'oro, caricato di 3 stelle del medesimo. Alias.

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Stemma della famiglia: Pamato

Stemma  della famiglia Pamato

Blasone della famiglia

Spaccato d'argento e di rosso, al leone di verde attraversante sulla spaccatura.
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