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Herkunft des Familiennamens Pandolfino, Herkunftsland: Italia

Adelsstand: Nobili
Heraldik die Familie: Pandolfino
Krone des Adels Pandolfino Antica ed illustre famiglia fiorentina, detta Pandolfini, Pandolfino o Pandolfina, propagatasi, nel corso dei secoli, in diverse regioni d'Italia. Le primissime origini del casato, rimontano ad un ser Pandolfino, di Rinuccino di Signa, membro del Consiglio degli Anziani del Comune di Firenze, nel 1252, il quale, appartenente al partito guelfo, nel 1260, combattè a Montaperti. Ma, solamente a partire dal 1269, ristabilitosi il potere dei guelfi a Firenze, si trasferì in città e cominciò a lavorare come notaio per privilegio imperiale, che venne in seguito concesso anche ai suoi due figli: Jacopo e Bertoldo. La professione notarile fu abbracciata anche... Fortsetzung folgt

da Giovanni, uno dei figli di Jacopo che, come era stato per lo zio Bertoldo nel 1304, venne chiamato a ricoprire la carica di notaio della Signoria diverse volte tra il 1295 e il 1314. Uno dei figli di Giovanni, Filippo, ambasciatore a Bologna e poi impegnato a Napoli fino al 1376 in attività commerciali che gli procurarono grandi ricchezze, venne eletto priore nel 1381, inaugurando così una lunga serie di partecipazioni della famiglia al governo della repubblica fino al 1523. Dai figli di Agnolo, di Filippo, (1363-1446), Carlo (1394-1470) e Giannozzo (1396-1456), si originò la prima diramazione della famiglia. Carlo prese parte attivamente alla vita politica ricoprendo le cariche di Priore (1418, 1421, 1436), Gonfaloniere di Giustizia (1419, 1428, 1445, 1462) e membro dei Dodici Buonomini (1421, 1441, 1447, 1450). Ambasciatore presso Francesco Sforza nel 1437, nel 1451 fece parte della corte che accompagnava Federico III a Roma per l'incoronazione, occasione nel corso della quale gli fu conferito dall'imperatore il titolo di cavaliere. In seguito si distinse in altre ambasciate presso il pontefice e presso il duca Francesco Sforza (1454). Figlio di Carlo, anche Domenico (1444-1510) partecipò attivamente alla vita politica come membro dei Dodici Buonomini (1459), dei Priori (1465, 1471), degli Otto di Balia (1472, 1482), dei Gonfalonieri di Giustizia (1476, 1492). Nel 1480 fu ambasciatore presso Sisto IV per chiedere l'assoluzione dalla scomunica comminata nel 1478 contro Firenze, ma in seguito alla caduta di Piero de' Medici nel 1494, a Domenico venne negata la partecipazione alla vita politica di Firenze. Questo ramo della famiglia si estinse nel 1703 con Piero di Niccolò (1646-1703). Giannozzo, invece, fu molto vicino a Cosimo il Vecchio. Tra le molte missioni diplomatiche delle quali fu incaricato, è da segnalare quella che condusse nel 1450 a Napoli per portare avanti delle trattative di pace con il re Alfonso d'Aragona, da due anni in guerra con la Repubblica, e in seguito alla quale ottenne il titolo di "cavaliere a Speron d'oro" e il privilegio di inserire nello stemma di famiglia il vaso con le tre viole rosse, simbolo del re d'Aragona. Dai diversi figli di Giannozzo si originarono altrettanti rami della famiglia. Il primogenito di questi, Jacopo (1443-1502), di forte fede repubblicana, insieme al figlio Battista (n. 1491) e al nipote Filippo (1497-1559) fu tra i difensori di Firenze nel 1530 e in seguito all'avvento del Principato fu costretto all'esilio. Fratello di Jacopo, Pandolfo (1424-1465) fu tra i Priori negli anni 1454-59 e Gonfaloniere di Compagnia nel 1456. A partire dal 1461 si distinse come ambasciatore per la Repubblica di Firenze. Nel 1465, in seguito ad una fortunata missione diplomatica presso Ferdinando d'Aragona, accettò l'offerta del re di rimanere in Napoli come ambasciatore residente. Morì qualche mese dopo. Tra i figli di questi, Battista (1454-1511) visse per lungo tempo a Napoli gestendo attività commerciali sotto la protezione degli Aragonesi. Nel 1490 tornò a Firenze, dove, guadagnatosi il favore di Piero de' Medici, cominciò a ricoprire diverse cariche nel governo della Repubblica. Fra i discendenti


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Blasonierung die Familie

D'azzurro ai 3 delfini d'oro posti in fascia uno sull'altro al capo d'angi
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