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Herkunft des Familiennamens Parisa, Herkunftsland: Italia

Adelsstand: Nobili - Principi - Conti - Marchesi - Cavalieri
Heraldik die Familie: Parisa
Krone des Adels Parisa
Nobilissimo ed illustre casato italiano, di origine francese, il cui capostipite, al dir del Villabianca, andrebbe individuato in quel Gualtiero, governatore di Parigi prima dell'anno 1000. Al seguito di Roberto il Guiscardo, nel 998, la famiglia giunse in Italia meridionale, stabilendosi, primieramente, in Cosenza ed in Reggio Calabria. A metà del XV secolo con Nicolantonio, figlio di Ruggero I, Barone della Castelluccia e della Pietra di Monte Corvino, il casato ereditò beni a Moliterno e ivi si stabilì entro la prima metà del XVI secolo, a seguito del compromesso stipulato a Napoli nel 1531, tra Angiolo I Parisi (figlio di... Fortsetzung folgt
Nicolantonio) ed il cugino Francesco (figlio di Ruggero II), entrambi nipoti del Barone Ruggero I, che divise i beni di Moliterno da quelli di Cosenza, rispettivamente assegnati a Angiolo I e a Francesco. Il detto Angiolo, invece, si trasferì in Palermo, sempre nel 1531, ove, mantenendosi con molte ricchezze, si rese progenitore di distinti gentiluomini. In ogni modo, la famiglia Parisa, possedette il principato di Torrebruna, il marchesato di Ogliastro, le contee di Adernò, Avellino, Calatabiano, le baronie di San Bartolomeo, Baresio, Carciera, Chabuca o Chillari (Cellaro) o Mojallacar, Corte, Crucobi, Fiumefreddo, Franca, Cardonetto o Plana, Montagna, Limina, Santa Maria dell'Itria di Gruttabianca, Milocca, Piano del Comune e Rappi, Morbano, Nanfizia, Nixima e Montagna, Pancaldo, Paternò, Pelliori o Polliodoro, Ponte, Sonnaro, Sortino Santo Stefano di Briga, ecc. Un conte Gualtiero, secondo il Villabianca, fu signore di Paternò nel 1185; un Pagano fu signore di Butera nel 1206; un Enrico fu giudice della Gran Corte in Messina nel 1281; un Bartolomeo fu giudice della Sacra Reggia Coscienza nel 1333; un Pietro da Messina, regio milite, è notato nel Ruolo dei feudatari del 1343 per un cavallo alforato; un Perretto, come il precedente, ma per un cavallo armato; un Addario, come marito di Tiringa Calandrino, e Gersavi ebbe il 30 giugno 1418 conferma del feudo Majallacar e Chabuca, poi chiamato Cellaro; un Pietro fu giurato di Siracusa negli anni 1451-52, 1454-55, 1458-59, 1461-62, 1465-66, 1468-69, 1471-72, 1482-83; un Nicolò, come marito di Giovanna de Shifano, ottenne conferma dei feudi Bosco di Schifano o Alfano il 29 ottobre 1453 ed egli stesso, il 20 luglio dello stesso anno, aveva ottenuto conferma del feudo Fiumefreddo; un notar Rinaldo fu regio secretario nel 1461; un Giovan Guglielmo, figlio di Nicolò, ebbe il 30 agosto 1456 investitura del feudo Fiumefreddo e fu padre di Ludovico, investito di Fiumefreddo il 5 gennaio 1479, nel quale feudo e in quello della Limina gli succedette la sorella Francischella investita il 5 dicembre 1480, 27 maggio 1507, 12 dicembre 1514, 16 aprile 1517; un Giovan Domenico fu senatore di Messina nel 1555-56; un Vincenzo ebbe il 23 dicembre 1570 investitura di metà di Florida; un Paolo, barone di Racalciofali, fu senatore di Palermo nel 1585-86; un Simone, barone di Milocca, fu governatore di Lodi, maestro razionale e senatore di Palermo negli anni 1614-15, 1618-19-20, fu padre di Traiano, il quale, nominato erede uMancino secondo; egli stesso fu governatore del Monte di Pietà di Palermo nel 1634-35, cavaliere dell'Ordine di Palermo nel 1634-35, cavaliere dell'Ordine di Calatrava, e con privilegio dato l'8 luglio, esecutoriato il 16 settembre 1628, ottenne il titolo di marchese su detta baronia; una Antonia Parisi ed Osorio, moglie di Fabio Parisi, ottenne con privilegio del 22 gennaio 1666 il titolo di barone di Grottabianca; un Alberto, dottore in leggi, come procuratore di Vincenzo, suo padre, da Messina, fu luogotenente generale, tesoriere e collettore delle fiscalie di Sicilia con privilegio dato a 27 aprile esecutoriato a 26 giugno 1666; un Mario, con privilegio dato a Madrid l'11 giugno
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Familien-Wappen: Parisa

Blasonierung die Familie

D'azzurro, a 3 fasce d'oro, accompagnate nel capo da un giglio e da 3 stelle, due tra la 1a e 2a fascia, una nella punta bassa dello scudo, il tutto dello stesso.
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