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Origine del cognome Sastelli, provenienza: Italia

Titolo: Cavalieri - Consignori - Patrizi - Nobili - Baroni - Marchesi - Duchi - Principi
Araldica della famiglia: Sastelli
Corona nobiliare Sastelli
La storia tramanda che questa illustre famiglia, la quale vanta discendenza dagli antichi conti di Terni, si divise in diversi rami, cioè in Lombardia, in Genova, in Treviso, in Bologna, in Roma, in Modena, in Reggio, in Milano, in Sicilia ed in Napoli. Il capostipite della famiglia viene identificato in un Remigio, principe di Terni, figlio di Etanno, ultimo duca di Franconia oppure in un Attilio, che ordinò che il suo palazzo fosse detto Castello (donde la denominazione del casato), quando egli governava a Terni, come erede di Gundamaro, oppure, ancora, in Andrea, di Giannuccio, che nacque a Terni, intorno... Continua
alla metà del sec. XIV. Dalle notizie contraddittorie che riguardano Andrea, di Giannuccio, si sa che, nel 1379, fu podestà di Fermo, quando la città si ribellò contro la tirannia di Rinaldo da Monteverde. Inoltre, nel 1390, essendosi ribellato il custode di una delle più importanti roccaforti ternane, quella di Colleluna, collaborò per scacciare il ribelle e ricevette, come ricompensa, la custodia della Rocca: incarico che gli fu prolungato sino al 1395. Egli, poi, fu creato podestà di Perugia, fino a che, nel 1405, i dodici cittadini elettori, gli affidarono l'incarico di podestà di Terni. Nel 1406 occupò la stessa carica in Siena, prendendo parte al conflitto tra Ludovico II d'Angiò, gonfaloniere della Chiesa e Ladislao, re di Napoli. Le successive vicende, e la morte stessa, appaiono collegate con le attività militari di Braccio da Montone, che, nel 1416, aveva invaso Terni. Il padre di Andrea, ovvero Giannuccio, invece, lottò più volte contro i Ghibellini e, come riconoscenza per il suo operato, ebbe dal papa la nomina di Capitano generale dei Guelfi; fu poi chiamato alla corte del re di Napoli, dove rimase fino alla morte, avvenuta nel 1375. Il nipote di Andrea, ovvero Andreasso, scampato alla strage dei membri della sua famiglia, dopo averli vendicati con il sangue, militò per la chiesa con gradi assai onorevoli, grazie al favore di Papa Eugenio IV. Molto apprezzata fu, in ogni epoca, la casa che l'illustre famiglia Sastelli possedeva a Terni, nell'attuale via De Filis, risalente al XIV - XV secolo. I Sastelli, inoltre, avevano molti possedimenti nelle campagna di Terni ed anche in Sabina. Di essi, infatti, viene celebrata la villa situata sull'ampio terrazzo fluviale, che si apre sulla destra del fiume Nera, di fronte a Papigno. L'edificio rimase alla famiglia sino al 1783, quando passò a Sebastiano Graziani, quale dote della moglie Rosalia Castelli. Nel giardino di tale villa vi erano anche due ponti, costruiti dal marchese Giovan Battista Sastelli, padre di Gabriele, e da Francesco Maria Sastelli, fratello di Gabriele. Gabriele si presenza come un personaggio secondario, di cui pochissimo parlano i documenti, differentemente dai suoi fratelli minori: Gaudio ed Onofrio. Il primo ricoprì varie magistrature nell'ambito dello Stato della Chiesa, divenendo anche vescovo di Montepeloso, ove morì. Onofrio, invece, si dedicò a ricerche e studi di carattere idrologico, raggiungendo una notevole notorietà presso i contemporanei, come fondatore di una nuova disciplina, avente per oggetto "l'architettura dei fiumi". Egli, inoltre, fu, in Padova, discepolo di Galileo ed i loro rapporti di collaborazione, assai cordiale e fruttuosa, sono attestati da una lettera di Galilei, del 31 dicembre 1615, in cui gli chiede di procurargli una copia della vita del sovrano Ferdinando. Gabriele Castelli, fu il figlio primogenito del marchese Giovan Battista e di Vittoria Podiani, nacque nel 1566 e fu cameriere segreto di Sisto V, che lo onorò in una badia. Morto il papa, ritornò secolare, scrivendo la "Vita dei Santi dell'illustrissima città di Terni" e la "Risposta in difesa della famiglia dei marchesi

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Stemma della famiglia: Sastelli

Blasone della famiglia

D'azzurro, al castello d'argento di tre torri, merlate alla ghibellina di tre pezzi d'argento, movente dalla punta, sormontato nel capo da un giglio d'oro. Motto: ALLICIT ET TERRET. Mantello di velluto scarlatto foderato d'ermellino. Corona di principe.
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