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Origen del apellido Tagliaferra, país de origen: Italia

Nobleza: Nobili
Heráldica de la familia: Tagliaferra
Corona de la nobleza Tagliaferra
Nobile famiglia di commercianti padovani, ascritta per censo, nel 1776, in persona di un Francesco, al nobile Consiglio di quella città e confermata nella sua nobiltà con Sovrana Risoluzione del 4 luglio 1819. Il detto Francesco, del fu Alessandro e della sig.ra Francesca Pignatta, morto il 5 gennaio 1821, si era unito in matrimonio con la sig.ra Antonia Torresin. Figlii: Antonio Giuseppe Michele, impiegato al Governo, nato il 21 maggio 1791, unitosi in matrimonio il 3 agosto 1814, con la sig.ra Teresa Caterina Marinetti (figli: Francesca Bianca, nata il 23 luglio 1818; Francesco Salvatore, nato il 6 agosto 1823); Alessandro,... Continuará
impiegato demaniale in Padova, nato il 19 aprile 1798; Giuseppina; Elisabetta. La famiglia è iscritta nell'Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano col titolo di nobile (mf.) in persona dell'ulteriore ricon. Francesco, di Alessandro (1841). Arme della famiglia. Troncato: nel primo d'argento al braccio armato impugnante con la mano di carnagione una spada in banda in atto di tagliare un elmo, il tutto al naturale; nel secondo sbarrato d'argento e di rosso. Altro ramo. Famiglia di artisti di Pagnona, della quale il primo personaggio noto è un Giovanni Battista, autore (1752) di un paliotto in cuoio per la sua chiesa, secondo un gusto allora diffuso e che mostra ancora esempi a Tremenico, Bellano, Mandello. L'iniziatore della dinastia appare invece Giovanni Maria (1809-1879), che fu a lungo a Venezia come lavorante nell'arte del ferro e quindi a Milano iniziò a interessarsi all'incisione, mettendo a punto una sua particolare tecnica su marmo, di cui resta qualche saggio (Margno, N.S. Lauretana a Venrogno). Nella raccolta Bertarelli vi sono varie sue stampe, datate fra 1835 e 1863 per Alzano Lombardo, il duomo di Como, Lezzeno, Biandino, Livio e la pubblicità dell'albergo dell'orrido di Bellano; ampia la produzione di cartoncini e locandine. Avendo, pare, soggiornato a Milano, ebbe modo di accostarsi alla pittura nella quale spesso si intravede la sua qualità originaria di incisore. Così nelle efficaci immagini del 1861 per la cappella di San Rocco a Premana, con un ciclo sulla peste, nel cui sfondo sono vedute veneziane, completato dalla Gloria di S. Marco. Più morbide e costruite sono invece la Madonna e i Santi della cappella dell'Eresia, di metà secolo, sulla via tra Bellano e Vendrogno, dove si riprendono modi del Veronese e del Fiammenghino, ma dove è forse presente anche la mano del figlio. Il pittore riprende anche la tradizione antica di affrescare interamente le facciate delle chiese, spesso con l'accostamento al portale di figure gigantesche sul fare medievale: S. Martino di Indevero (1841), chiesa di Vimogno (1853), chiesa di Barcone (1870). Il primo lavoro si crede eseguito per l'intero del S. Bernardino di Casargo; dipinse poi il presbiterio di Premana (1848), l'oratorio del Santissimo a Taceno (1855), la chiesa di Ballabio Superiore (1865), l'interno del parrocchiale di Taceno (1864); possono essere di sua mano i tondi della Addolorata riapparsi nella Parrocchiale di S. Giovanni di Lecco, oltre che vari dipinti in santelle o su case, a Pagnona, Tremenico, Indovero, Gero, mentre sono sue le figure della cappella della peste di Pagnona (18579 e quelle della cappelletta di Pasturo (1859) nelle cui contrade si vedono due sue Madonne con scritte inneggianti alla libertà italiana, mentre resta da chiarire la Vergine dipinta su rame in via Mascari a lecco. Il pittore, a lungo maestro a Pagnona, trasmise l'arte al figlio Luigi (1841-1927) trasferitosi presto a Lecco e infine a Mandello. Le opere di Luigi Tagliaferri sono numerose, ne esiste tuttora un catalogo. Si distinguono per fluidità narrativa, accompagnata da morbidezze a volte travisate da successivi ritocchi. Luigi lavorò anche con altri della famiglia. Sono i fratelli
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Escudo de la familia: Tagliaferra

Blasòn de la familia

Troncato: nel primo d'argento al braccio armato impugnante con la mano di carnagione una spada in banda in atto di tagliare un elmo, il tutto al naturale; nel secondo sbarrato d'argento e di rosso.
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