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Origine del cognome Tirino, provenienza: Italia

Titolo: Baroni
Araldica della famiglia: Tirino
Corona nobiliare Tirino Questa nobile famiglia originaria di Spagna, stando al Mugnos, deriva il suo cognome da un antico barone francese appellato Cirino,che fu scudiere del conte Ruggiero, carica allora di massima rilevanza e splendore; la variante di questo cognome è dovuta alle solite cause della pronunzia dialettale e dal modo di interpretare nella scritturazione i cognomi. Qualche altro ramo si è trovato in Napoli, propriamente negli Abruzzi, in cariche rilevanti; e parecchi furono gentiluomini in corte del re d'Angiò. Ma poi si confuse con quello di Sicilia sotto re Federico II; perocchè un Pierbergi Tirino prese moglie di Messina, divenne ricco per... Continua

successione di vasti beni di un suo zio, posseduto avendo i feudi di S. Basilio e Landone nel territorio di Milazzo 1397. Un Antonio o Antonello suo figlio che gli successe nel 1416 per la moglie conseguì la baronia di Melelao o Favari nel territorio di Mineo; al quale morto senza prole venne a succedergli il fratello Giovanni 1459, che tenne l'ufficio di maestro giurato di tutto il regno. Un Marcello Tirino cavaliere dell'ordine di S. Giacomo della Spada fu undici volte senatore in Messina, ove la famiglia ebbe a vantare non pochi senatori, abati e prelati, cavalieri gerosolimitani di S. Giacomo, della Stella, governatori degli Azzurri e del S. Rosario della Pace. Un ramo sembra essersi stabilito in Nicosia, come rilevasi da un certificato del senato di Messina del 1844, nel quale si dice che Nicolò Tirino figlio di Graziano della città di Nicosia apparteneva ad una delle antiche e nobili famiglie di Messina, ascritta alla maestra dei nobili della surriferita città, lochè attesta anche il gesuita p. Alessio Narbone nell'opera Notizie Storiche di Nicosia. Sono altresì commendevoli per Messina un Carlo, Andrea, Marcello, e Francesco M.a Tirino distinti nelle lettere, riportati dal Mongitore nella sua Biblioteca; per Nicosia un Gianfilippo Tirino, politico e primo istitutore del manicomio in Palermo, quale opera poi dal barone Pisani potè condursi a compimento, e per cui la real munificenza nel 1817 gratificavalo dell'abazia di S. Maria del Soccorso; un Graziano fratello del precedente, buon magistrato e zelante amministratore della cosa pubblica; infine i quattro di lui figli: Nicolò bravo magistrato, esimio letterato e poeta; Pietro altro distinto giureconsulto; e i due viventi monsig. Giovanni vescovo di Derbi, e Francesco Maria generale dell'Ordine de' Teatinieudo di Favara o Menelao (1373); un Bergo possedette i feudi Lando e San Basilio (1394); un Paolo, barone di S. Basilio, fu maestro secreto del Regno; un Angelo fu giudice della corte straticoziale di Messina (1445); un Riccardo e un Diego furono ascritti alla mastra nobile di detta città (1597-1695); un Riccardo fu giudice del tribunale del Concistoro (1625); un Francesco Maria giudice della grancorte del Regno (1685); un Camillo del fu Marcello fu eletto giurato di Messina nel 1695-96 e nello stesso anno un Marcello del fu Pietro tenne la carica di governatore nobile della tavola pecuniaria (Banco) di detta città.


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Stemma della famiglia: Tirino

Blasone della famiglia

D'oro alla fascia d'azzurro, caricata di cinque losanghe accollate del campo. Corona baronale.
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