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Origem do sobrenome Urti, país de origem: Italia

Nobreza: Baroni - Nobili
Heráldica da família: Urti
Coroa de nobreza Urti
Nobile famiglia di Gravedona. Con decreto 23 aprile 1787 dell'I. R. Consiglio di Governo fu riconosciuta la sua antica e generosa nobiltá e il suo stemma gentilizio fu delineato a colori nel Codice Araldico ufficiale della Lombardia Austriaca, in persona dei fratelli don Gerolamo e capitano don Luigi, di Nicoló, di Gerolamo. Piú tardi, con Sovrana Risoluzione 2 settembre 1816, il predetto capitano don Luigi ottenne anche la conferma della nobiltá della sua famiglia. Il capostipite di questa famiglia, secondo la genealogia provata nel 1787, fu Gio. Andrea, di Gio. Alessandro C., di Gravedona, sindaco fiscale delle tre Pievi... Continua
superiori del lago di Como, in nome di Pio IV (1564, 1574, 1575). Da Gio. Andrea e da sua moglie Maria Maddalena Stampa venne in luce Alfonso (1586, 1602, 1613), che fu marito di Lucrezia Canova, e padre del dottore Alessandro (1616, 1628). Questi sposó Caterina de' Giorgi da Mandello e ne ebbe Gio. Andrea, che fu marito di Bianca C. e padre di Gerolamo (1726, 1736, 1741). Da Gerolamo e da Rosa Schenardi nacque Nicoló (1773), che contrasse matrimonio con Anna Maria Stampa, dalla quale ebbe i figli Gerolamo e Luigi, in favore dei quali l'I. R. Consiglio di Governo emanó il decreto di riconoscimento 23 aprile 1787 su indicato. Gerolamo non ebbe discendenza; Luigi, invece, sposatosi con la nobile Giuseppina della Torre di Rezzonico Giovio, ebbe il figlio Alessandro, nato a Milano (S. Babila), il 7 maggio 1799, che sposó nella medesima cittá (parrocchiale di S. Francesco da Paola, 19 gennaio 1842) la nobile Caterina Melzi d'Eril, figlia del conte Carlo, e n'ebbe Carolina (nata a Milano 29 aprile 1843), ultima superstite di questa famiglia, tuttora iscritta nell'Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano del 1933, col titolo di Nobile (pers.) e trettamento di Donna. Altro ramo. Godette nobiltà in Trapani, Mazzara, Mineo, Palermo. Un Andrea C. nell'anno 1507 ottenne la salina da San Todaro con la tonnara chiamata la Grotta Malfitana; un Francesco fu senatore in Trapani nel 1628-29 e capitano di giustizia nella stessa città nel 1634-35; un Vincenzo fu senatore popolare di Palermo negli anni 1647-1648-1649 e, con privilegio 16 dicembre 1651-26 settembre 1652, ottenne concessione del titolo di regio cavaliere e il riconoscimento del proprio stemma gentino di giustizia in Mazzara nel 1799-1800; un Mario fu proconservatore in Licata dal 1786 al 1793, acquistò il titolo di marchese Balsamo, posseduto da Giuseppe Emanuele Viperano, e ne ottenne investitura a 1 dicembre 1790, trasmettendolo alla sua morte avvenuta a 8 dicembre 1793 al figlio: Antonio C. e Guggino, che ne fu investito a 7 dicembre 1795; un Gaetano C. Gialdino, che usava senza alcun diritto il titolo "dei baroni di Tuzia".

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