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Origine del cognome Zanotta, provenienza: Italia

Titolo: Nobili - Cavalieri - Conti
Araldica della famiglia: Zanotta
Corona nobiliare Zanotta
Antichissima ed illustre famiglia, di origine toscana, detta Zanotto o Zanotta, le cui prime vestigia si rinvengono nel secolo decimo primo, ossia quando viveva il miles crucisegnato Zano (o Iano o Giano). Il casato, nel corso dei secoli, si propagò in diverse regioni d'Italia e, in particolare, in Veneto, Emilia-Romagna e Piemonte. Il ramo di rimini ebbe anche un beato e da esso pervenne anche quel Tommaso, medico, che si stanziò, poi, in Venezia. In quest'ultima città il ramo, ascritto all'ordine cittadinesco originario, ebbe spesso contatti con il ramo di Montagnana e da esso giugerà, nel 1514, a Pordenone,... Continua
in qualità di Governatore, il dottor Nicolò. Dei membri famigliari "veneziani", Andreas e Ioannes, frati-cavalieri dell'Ordine della Povera Militia del Tempio di Salomone, morirono combattendo a San Giovanni d'Acri, nel 1291, assieme ad altri 18 confratelli e il loro Gran Maestro, per permettere alle ultime famiglie di trovare rifugio nella fuga sulle navi che lasciarono l'ultimo porto in Terra Santa. Nel 1320, Leon Z. ottenne dai Giudici del Petizion una sentenza a suo favore riguardo ai debiti di un certo Marco Venier. Successivamente alcuni scelsero la vita ecclesiastica. Giovanni, nel 1322 è pievano di San Biagio; nel 1395, Alvise appartiene all'Ordine dei Crociferi; nel 1632, Filippo fu pievano di Santa Ternita. Il loro livello sociale è in continua ascesa, tanto che nel 1451 una della figlie di Daniele Z., Zanetta, sposerà il patrizio Domenico Dolfin. Molti furono munifici: Alvise nel 1509 appartenne alla Scuola di San Giovanni Evangelista; Cristoforo nel 1525 e nel 1534 fu decano della Scuola Grande di San Marco. Nel 1548, Giuseppe sposò la patrizia Laura Garzoni. Nel 1580 Giovanni ebbe la concessione di una tomba di famiglia nella chiesa del monastero di San Daniele in Castello, ove il padre era procuratore. Nel 1753 Francesco è ricordato quale gastaldo dell'arte degli Squeraroli. Di un ramo trevisano, Francesco, nell'800, sarà attivo in campo letterario e membro dell'Imperial Regia Accademia e di altre illustri istituzioni ed Atenei. Un cugino suo, omonimo, sul finire dell'Ottocento fu monsignore, nonché professore di "lettere italiane". presso l'Istituto Leoniano di Roma. Un Andrea sarà soprannominato "il Grande" e lo stesso diventerà uno dei luogotenenti di Giovanni dalle Bande Nere. Nel 1526, è alla difesa della parte restante del Regno di Ungheria, dove fu al servizio di uno dei pochi nobili ungheresi fedeli agli Asburgo in qualità di comandante di una delle roccaforti, ottenendo per sé e per il nipote Giovanni il titolo comitale. Nel 1527 fu sulle mura di Roma, dopo una strenua resistenza si ritirò verso Castel Sant'Angelo. Riuscì a rientrare a Venezia e successivamente viaggiò in incognito nel Mediterraneo. Con lui inizia il ramo comitale degli Z. associandolo al nuovo blasone, ossia: "Trinciato, di verde e di rosso, al leone rampante dell'uno all'altro, alla cotissa d'oro attraversante sul tutto, caricata di tre gigli di rosso", ove impresse il suo motto personale: "SEMPER LEO". Morì a Dulcigno, anni prima della conquista turca. Il titolo passò al figlio Antonio, che nel 1562 venne riconfermato nel titolo comitale in perpetuo, per tutti i suoi legittimi discendenti. Morì nel 1571 a Dulcigno. Dei di lui sette figli, Alvise morì nel 1565 in Ungheria, Marino e Andrea morirono in uno scontro in mare davanti a Dulcigno. Giacomo accettò di promuovere azioni di guerriglia ai danni delle varie piazza-forti ottomane, portò le sue azioni persino nei dintorni della stessa Costantinopoli, combatté eroicamente alla battaglia di Lepanto, venne creato cavaliere di San Marco. Bortolomio fu al servizio dello stato, come gentil'uomo di lingua a Costantinopoli; Cristoforo Lorenzo morì durante una caccia all'orso. Cristoforo venne accettato nei Cavalieri di Malta,

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Stemma della famiglia: Zanotta

Blasone della famiglia

Trinciato, di verde e di rosso, al leone rampante dell'uno all'altro, alla cotissa d'oro attraversante sul tutto, caricata di tre gigli di rosso. Motto: "SEMPER LEO".
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