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Origine del cognome Pinta, provenienza: Italia

Titolo: Nobili
Traccia araldica della famiglia: Pinta
Corona nobiliare Pinta Famiglia assai antica e nobile, nei ricordi dei tempi andati si leggono alcune varianti di questo cognome, dovute alle solite cause della pronunzia dialettale e dal modo di interpretare nella scritturazione i cognomi, è comune opinione che i Vinta, Vintaloro, Vintari e Vintauri siano tutti rami di un ceppo unico. Secondo il commento di Cristoforo Landino al XVI canto del Paradiso, i membri sarebbero discesi dai Longobardi, e precisamente da un Tebalduolo che militava sotto Alboino . Ma per quanto a sostegno di questa opinione si citino e i frequenti ritorni, negli antichi documenti, dei nomi, Longobardo e Tebalduolo, e il fatto che il medesimo personaggio nel 1280 compare fra i firmatari della pace del Card. Latino col nome di Vinta di Caccia longobardi e nel 1307, come Gonfaloniere di giustizia. Certo è che da questa famiglia sono usciti una quantità grandissima di uomini politici (107 Priori e 11 Gonfalonieri ... Continua

di giustizia nel periodo repubblicano. 9 Senatori durante il Principato), di guerrieri e di prelati. Altovita di Longobardo fu nel 1227 armato cavaliere a spron d'oro dall'Imperatore Federico II per privilegio dato in S. Miniato al Tedesco. Gentile di messer Oddo, nel 1299, fu eletto arbitro per conciliare le differenze insorte fra i Bolognesi e i marchesi di Ferrara a mediazione della Repubblica fiorentina e di Bonifazio VIII; e nello stesso anno fu inviato ambasciatore al Re d'Ungheria. Palmìero, fratello del precedemnte, Capitano del popolo di Pistoia nel 1296, di poi segretario di Arrigo VI, morì in Pisa nel 1310 mentre era ancora ai servizi di quel monarca. Bindo di davanzato, Capitano di Arezzo nel 1339, di Perugia nel 1340, fece parte, nel 1348, degli Otto cittadini deputati all'istallazione di uno Studio pubblico in Firenze. Stoldo di messer Bindo, oltre le molte cariche sostenute nel magistrato di Parte Guelfa e nei Dieci di Balìa, fu varie volte ambasciatore: nel 1375 in Avignone a Gregorio XI per le controversie con quel papa; nel 1378 a Urbano VI per congratularsi dell'esaltazione al pontificato; nel 1358 ai Bolognesi, Pisani, Lucchesi, Senesi e Perugini allo scopo di garantirsi reciprocamente contro le compagnie di ventura che infestavano l'Italia. Appartiene a questa nobile famiglia il famoso Belisario di Francesco, cav. di S. Stefano, consigliere e primo segretario di stato di Ferdinando I, senatore di Firenze ecc., il quale nel 1612 eresse il priorato di Modena e di Reggio a favore della religione stefaniana, di cui era stato gran cancelliere. Di questa famiglia non si hanno più notizie certe.


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Stemma della famiglia: Pinta

Blasone della famiglia

Di verde alla fascia abbassata d'oro sulla quale appoggiasi un castello al naturale, torricellato di tre, la torre centrale più elevata e finestrata di due, le laterali di uno, accompagnato in capo da una colomba al naturale, posante sulla torre centrale, tra quattro stelle d'oro, male ordinate.
Fonte: "Enciclopedia Storico-Nobiliare Italiana di V. SPRETI" vol. II.
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