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Origen del apellido Pollidorio, país de origen: Italia

Nobleza: Patrizi
Rastro heráldico de la familia: Pollidorio
Corona de la nobleza Pollidorio
Antica famiglia originaria da Siena, trapiantata in Orvieto sulla fine del 1200 e ritenuta discendente da un Polidoro del Caccia, Nobile Senese. Appartenne a questa famiglia Giovanni di Matteo del Caccia, dell'Ordine dei predicatori, autore di un "Cronicon Generale Ordinis et particulare Conventus Sancti Dominici Urbsveteris". La genealogia documentata e ininterrotta della famiglia prende il suo inizio da Polidoro di Maestro Luca di Siena. Nel circondario di Orvieto ebbero inoltre vasti possedimenti, al Palazzo Bovarino, a Ficulle, Fabro, Allerona, Torre Alfina, ecc. ed in città possedettero vari palazzi fra cui quello che fu, prima del 1313 dei Filippeschi e quello dei Magalotti, illustre famiglia Orvietana, passata poi in Toscana. A testimonianza dell'antico splendore di questa famiglia, rimane oggi in questa incantevole città, la torre detta ancora Torre dei Pollidori in Via della Loggia dei Mercanti presso la piazza del Comune. Ebbero cappella gentilizia, rifatta ed abbellita di stemmi e di... Continuará

stucchi nel 1773, nella storica chiesa di S. Francesco, con un altare di giuspatronato, dedicato a S. Giuseppe da Copertino ed altro sepolcro con insegne gentilizie nella antichissima Chiesa Collegiata di S. Andrea. Ser Pollidorus fu nominato notaio del Comune nel 1455. (Riformanze Orvietane, carta 28). In Orvieto, secondo gli statuti di detta città dell'anno 1455, i Notari appartenevano alla prima categoria dei cittadini insime ai cavalieri, giudici e marcanti. Fu membro del Consiglio Generale nel 1483 e nel 1488 (Id. carta 186 e 288) e magnifico Conservatore negli anni 1489 e 1490 (Vol. 160, carta 223). nel 1496 ricopriva la carica di Notaio dell'Opera del Duomo (Della valle, op. cit. pag. 317. Cfr. L. Luzi il Duomo d'Orvieto, pag. 462); esercitò anche la mercatura avendo la sua "apotheca" in "Mercantia", via principale della città, oggi Corso Cavour considerata il cento della vita cittadina. Ser Tommaso di Silvestro nel suo "Diario", riferisce la morte di questo "spectabile ciptadino", avvenuta per peste nell'anno 1501, di sua moglie: Madonna Lucrezia Gori, nobile senese, e di due figli, uno dei quali chiamato Domenico. Furono sepolti in S. Andrea. Gli sopravvisse il figlio Luca mercante e speziale che continuò con successo i commerci paterni ritraendo notevoli rici della pace di Orvieto nel 1507.


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