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Origen del apellido Valoriani, país de origen: Italia

Nobleza: Nobili
Rastro heráldico de la familia: Valoriani
Corona de la nobleza Valoriani
Derivano dall'antichissima famiglia dei Rustichelli, ed ebbero per capostipite un Valore di Orlando, dal quale trassero il cognome. Taldo di Valore fu per quattro volte priore, ambasciatore a Venezia nel 1328 e quindi sindaco al Congresso di Montopoli, in cui dopo la morte di Castruccio si conchiuse la pace tra i Fiorentini ed i Pisani. Assunto al gonfalonierato nel 1340, ebbe poco tranquillo il governo pei moti dei Bardi e dei Frescobaldi. Gabriele, suo figlio, passò ai servigi degli Angioini e stabilì in Francia un ramo della sua famiglia. Nicolò, altro figlio di Taldo, fu gonfaloniere nel 1367, e generò Bartolomeo che fu tre volte gonfaloniere, ambasciatore di obbedienza al pontefice Martino V nel 1419 e al Duca di Milano nel 1423. Lasciò vari figli trà quali Nicolò e Filippo. Il primo occupò le più eminenti cariche della Repubblica e fu parzialissimo ai Medici. Ebbe da Picchina Capponi Bartolomeo e... Continuará
Francesco, che dopo aver goduto per quattro volte la carica di gonfaloniere, coperte le prime magistrature e sostenuto varie ambascerie, fu ucciso nel 1498; Bartolomeo fu primo nel 1470 e morì nel 1477 lasciando Filippo e Nicolò natigli da Caterina dè Pazzi; Filippo fu dè reggitori dello studio di Pisa nel 1483, oratore ad Alessandro VI nel 1493 e morì nel 1494. Sposò Alessandra di Alemanno Salviati, dalla quale ebbe Baccio che da Dianore Soderini procreò due figli, dei quali Filippo preso con lui a Montemurlo nel 1537 gli fu compagno al patibolo; Paolo-Antonio, L'altro figlio di Baccio, fu preso anch'esso a Montemurlo e confinato nella rocca di Volterra, e dopo molti anni fu liberato e morì nel 1555; Francesco suo figlio, fu l'ultimo di questo ramo spento in principio del XVII secolo; Nicolò altro figlio di Bartolomeo e di Caterina de Pazzi, servì la Repubblica con zelo, e nel 1501 fu commissario a Pistoja, ambasciatore a Luigi XII di Francia che lo elesse suo ciambellano, e consigliere, e poi commissario nella Romagna Toscana. Nel 1512 fu carcerato come complice di una congiura contro i Medici e fu condannato a carcere perpetuo nella rocca di Volterra; Francesco, suo figlio, fu impiegato in qualità di commissario delle artiglierie presso un corpo spagnuolo, e quindi gli fu affidata la custodia di Empoli. All'istituzione del Senato fu eletto senatore; quindi quindi corrotto dall'oro di Papa Clemente cangiò partito e fu trattenuto nelle carceri pubbliche finchè durò l'assedio di Firenze, caduta la quale fu fatto priore nel 1531; ma nel 1536 raggiunse i fuorusciti, e preso a Montemurlo perì sul patibolo nel 1537.
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