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Origen del apellido Zeneca, país de origen: Italia

Nobleza: Conti - Nobili
Rastro heráldico de la familia: Zeneca
Corona de la nobleza Zeneca
La famiglia, d'illustre nobilissimo ceppo, dall'Oriente venne a trapiantarsi nelle isolette adiacenti a Venezia, ed avanti il X secolo era nel numero delle famiglie notabili, ed avanti la serrata del maggior Consiglio nel 1297 contava già procuratori di S. Marco e generali da mare. Reniero, dopo aver comandato l'armata contro i Genovesi, fu eletto Doge, tra l'8, il 15 e il 25 gennaio del 1253; si trattava di Renier o Ranieri Zen. Uomo d'armi di primo piano come generale da mar, ossia comandante in capo della flotta in mare, nella riconquista di Zara del 1244 e stretto collaboratore di Jacopo Tiepolo nell'impresa di Ferrara del 1240, aveva svolto anche funzione di ambasciatore al concilio di Lione e ricoperto la carica di podestà in diverse città. In tale veste a Verona aveva fatto costruire la chiesa di S. Francesco, mentre a Bologna era incorso nella scomunica perchè aveva convinto i cittadini... Continuará
a non pagare alcune imposte pontificie. Era oltretutto molto ricco: abitava a S. Sofia, ma aveva altri due palazzi a Chioggia e a Torre di Bebbe; possedeva vigne in diverse località della terraferma e della laguna, e perfino in Istria, oltre ad una settantina di case. Quando avrebbe fatto testamento, il patrimonio sarebbe consistito in circa 50.000 lire veneziane che, secondo il Luzzatto, nel 1924, equivalevano a 3 milioni di lire; oggi più o meno 3 miliardi, senza tener conto che l'argento aveva un notevole potere d'acquisto a quei tempi. Era sposato con Aluica dei conti da Prata, una famiglia appartenente probabilmente al patriziato veneto; fu dogaressa interessata alle opere pubbliche, perchè il cronista Martino da Canal riferisce che avrebbe dato maggior impulso all'ospedale di S. Marco. Renier tardò ad assumere il dogado, perchè quando fu eletto era podestà a Fermo; la nomina gliela comunicò quello che era stato il suo competitore nel conclave, Marco Ziani. Andò a Fermo con dodici patrizi come ambasciatori, imbarcati su quattro galee. Il doge arrivò a Venezia il 18 o 28 febbraio e fu accolto con grandi festeggiamenti che culminarono in una grandiosa giostra "internazionale", considerando che vi parteciparono oltre a cavalieri veneziani, friulani e istriani, anche germanici, trevigiani e lombardi. Arbitro e giudice del torneo fu Lorenzo Tiepolo, figlio del doge Jacoolo che si svolgeva in quella piazza, "la più bella che ci fosse al mondo", secondo le parole del da Canal, che ci racconta quei giorni di festa.
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Escudo de la familia: Zeneca

Blasòn de la familia

D'oro al capro di nero saliente sopra un monte di sei cime di verde.
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