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Origen del apellido Colleoni, país de origen: Italia

Nobleza: Nobili - Signori - Conti - Marchesi
Rastro heráldico de la familia: Colleoni
Corona de la nobleza Colleoni
Antica ed assai nobile famiglia bergamasca, di chiara ed avita virtù, propagatasi, nel corso dei secoli, in diverse regioni d'Italia. Alberto, figlio di Gisalberto, detto Colleoni, console in Bergamo nel 1159-1173, partecipò alla lega tra Colleoni, Rivoli e Bonghi contro Federico imperatore, per la difesa dei castelli. Costui generò quel Carpillione, ricordato nell'atto 16 aprile 1183 del notaro Gervasio (Arch. della cattedrale di Bergamo) che fu signore di Lemini e designato come personaggio di somma distinzione. Ebbe questi un fratello, Roggiero (dec. 1180), che generò a sua volta un Guglielmo, morto senza discendenti. Carpillione ebbe Alberico, console di giustizia nel 1202 a Suzzo, podestà di Cremona nel 1222, concluse la pace fra il popolo e le milizie di Piacenza e che fu podestà di Ravenna, legato dell'imperatore Da Alberico nacquero Gisalberto, console di giustizia nel 1254 e Beltrano o Beltrando, detto il Greco, capitano generale e podestà di Milano,... Continuará
anch'esso morto improle. Gisalberto generò tre figli: Filippo, defunto nel 1310; Alberico Carpillione, nel 1267 legato al Concilio dei Potentati d'Italia, morto senza discendenti e Trussardo, nel 1270 podestà di Lodi e che il 7 giugno 1271 fu investito del Catello di Talliano dal patriarca di Aquileia ed anch'esso morto senza discendenti. Da Filippo nacquero, invece: un altro Gisalberto, nel 1296 capo dei Guelfi in Bergamo, consigliere e difensore della città, fattore della pace conclusa il 4 febbraio 1307 fra la fazione dei Colleoni e quella dei Suardi, e Tommaso, anch'esso detto il Greco, capitano generale e capitano del popolo in Milano nel 1307 fra la fazione dei Colleoni e quella dei Suardi, o Tommaso, anch'esso detto il Greco, capitano generale e capitano del popolo in Milano nel 1303, morto senza discendenti. Gisalberto, suddetto, generò: Galeazzo, capo di Guelfi, detto signore di Bergamo, che nel 1330 consegnò la città a Giovanni re di Boemia, e Isnardo, morto improle, che fu podestà di Milano ed inviato ambasciatore al re di Boemia. Galeazzo fu padre di Capigliata, nel 1320 capitano generale di S. Romana Chiesa sotto Urbano V ed inviato ambasciatore dei bergamaschi a Bologna, per rappresentare la loro città ai solenni funerali di quel Pontefice, e di quel Carpione, che iniziò il ramo di Verona. Dal predetto Capigliata nacquero quattro figli: Guardino, podestà di Ravenna e Perugia, podestà a cui memoria fu eretto il monumento sepolcrale nella chiesa di S. Nazzaro in Milano; Alessandro, detto Suzzo, podestà di Mantova, morto improle, e Guidotto, padre di quel Paolo, detto Puho, signore di Trezzo, potente capo di parte guelfa in Lombardia, ucciso dai suoi cugini, figli di Guardino. Il ramo della famiglia unitosi con il nobile casato Martinengo, in seguito al matrimonio del condottiero Bartolomeo Colleoni (1392/1396 - 1475) con Tisbe Martinengo, intorno al 1439, e al quale venne concesso il titolo comitale su Malpaga e Cavernago, si è distinto particolarmente per le figure di condottieri e uomini d'armi al servizio della Serenissima e dei Savoia. Francesco Martinengo Colleoni, nominato da Emanuele Filiberto, duca di Savoia, suo gentiluomo di camera e consigliere di guerra con il grado di colonnello, sarà comandante generale per l'impresa di Revello nella guerra contro i francesi per il possesso del marchesato di Saluzzo e infine capitano di cavalleria al servizio del doge di Venezia. Attraverso il suo matrimonio con Beatrice Langosco di Stroppiana, già favorita del duca di Savoia e vedova del conte di Vesme, l'influenza e il potere della famiglia si amplia anche in territorio sabaudo con l'acquisto del feudo di Pianezza, cui segue nel 1717 la concessione del titolo marchionale, attribuito da Vittorio Amedeo II di Savoia a Pietro Emanuele Martinengo Colleoni. Seguono la carriera militare anche Bartolomeo, a capo di truppe mercenarie arruolate al servizio della Serenissima (31 luglio 1649, doc. 114), e Alessandro, mastro di campo di cinque compagnie di fanteria del duca di Mantova e più tardi al servizio di Venezia nella guerra del Polesine. Inviato giovanissimo presso la corte di Lorena, Alessandro

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Escudo de la familia: Colleoni

Escudo de la familia Colleoni

1 Blasòn de la familia Colleoni

Troncato d'argento e di rosso, a tre paia di testicoli forati, dell'uno all'altro.

Escudo de la familia Colleoni

2 Blasòn de la familia Colleoni

Troncato d'argento e di rosso, a tre paia di testicoli forati, dell'uno all'altro. Motto: Bisogna.

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