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Origine del cognome Denunziante, provenienza: Italia

Titolo: Nobili - Cavalieri - Marchesi - Duchi
Araldica della famiglia: Denunziante
Corona nobiliare Denunziante
Famiglia campana, originaria di Campagna, in Principato Citra, propagatasi, nel corso dei secoli, in diverse regioni d'Italia, il quale risulta diviso nei rami di Mignano, dei marchesi di Albano, dei marchesi di Mottola e dei Nunziante d'Afflitto. Tal casato raggiunse la nobiltà, però, solamente al principio del secolo decimo nono, grazie a Vito Denunziante, che, in tempi assai brevi, acquisì titoli e benemerenze. Il nostro Vito nacque a Campagna d'Eboli il 12 aprile 1775 ed abbracciò la carriera militare, divenendo tenente generale, quartier mastro generale dei RR. Eserciti e Ministro di Stato. Riuscì a dare lustro al proprio nome già... Continua
nel 1799, ovvero quando, in qualità di semplice alfiere contribuì alla disfatta della Repubblica Napoletana ed alla restaurazione del Regno. Indi, divenne uno dei più valorosi comandanti di re Ferdinando IV di Borbone. Lo stesso sovrano, nel 1816, lo decorò il titolo di marchese di San Ferdinando, paese in provincia di Reggio Calabria, e nel 1827 lo insignì del Real Ordine di San Gennaro. Fu luogotenente del sovrano in Sicilia. Vito Denunziante disse addio a questo mondo, in Torre Annunziata, il 22 settembre 1836. Il di lui figlio Alessandro (Messina, 30 luglio 1815 - Napoli, 1881) seguì le orme paterne, intraprendendo la carriera militare. Egli, infatti, fu ammesso alla Nunziatella di Napoli e raggiunse il grado di generale. Nel 1839 sposò donna Teresa Tuttavilla, dei duchi di Calabritto ed erede nel 1845 del titolo di duchessa di Mignano, trasmesso ad Alessandro per "maritali nomine". Nel 1845 i coniugi entrarono in possesso del castello di Mignano, oggi Mignano Monte Lungo, in provincia di Caserta, che nel 1495 circa appartenne a Rinaldo Fieramosca; tuttavia, per la maggior parte del tempo, essi vissero in Napoli, nel palazzo fatto costruire dal generale Alessandro, nel 1855. Ma, quando la Sicilia cadde in mano garibaldina, il generale Alessandro rivide le proprie convinzioni politiche e, dopo un accordo segreto con Cavour, tentò invano di convincere i comandanti dei battaglioni cacciatori di Napoli di passare dalla parte dei sabaudi. Ma, accusato di alto tradimento, si riparò in Torino. Nel 1858, poi, Salvatore Nunziante fu decorato con il titolo di marchese di Albano e questo ramo risulta iscritto nel Libro d'Oro della Nobiltà Italiana con Emilio, nato a Napoli il 30 settembre 1857, sposo di Eleonora Spinelli dei principi di Scalea. Il titolo di marchese di Mottola pervenne in casa Nunziante, a seguito di matrimonio tra Leopoldo Nunziante (Napoli, 27 marzo 1831 - ivi, 12 maggio 1892) e Teresa Caracciolo Pisquizi, figlia ed erede di Onorato, marchese di S. Erasmo. I titoli di duca di Campomele e di Castropignano, marchese di Montefalcone e di Agropoli passarono in un ramo di casa Nunziante, a seguito di matrimonio tra Ferdinando e Maria Stefania d'Afflitto, figlia ed erede di Mariano, succeduto nei predetti titoli allo zio Francesco Antonio d'Evoli. Dal matrimonio nacque Francesco, che ereditò i titoli materni ed adottò il doppio cognome Nunziante d'Afflitto. La famiglia levò per arme. D'azzurro al colombo d'argento in volo, portante un ramo d'olivo nel becco ed accompagnato nel capo da tre stelle d'argento a cinque punte, male ordinate. Alias. D'azzurro alla colomba tenente nel becco un ramoscello di olivo al naturale, volante in banda, sormontata da tre stelle di sei raggi d'oro ordinate in fascia.

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Stemma della famiglia: Denunziante

Blasone della famiglia

D'azzurro al colombo d'argento in volo, portante un ramo d'olivo nel becco ed accompagnato in capo da 3 stelle (5) d'argento male ordinate.
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