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Origem do sobrenome Luraghi, país de origem: Italia

Nobreza: Nobili - Signori
Heráldica da família: Luraghi
Coroa de nobreza Luraghi
Antichissimo casato, estremamente potente nel medioevo, signore di Valdinoce, di Monte Liccio, di Bardi e di Parpiana. Tal cognominizzazione, al dir di illustri genealogisti, testimonierebbe la chiara matrice longobarda della famiglia. La forma cognominiale Lusardi, infatti, è caratterizzata dal suffisso "?ard", dal nome germanico "Hardhu" (= forte, valoros) e ciò consente di ritenerla appartenente ai nomi composti di tradizione longobardica-francone. In ogni modo, la famiglia Luraghi fu una delle più antiche di stirpe feudale della Val Taro. La tradizione vuole che capostipite di tal casato sia un Plato de Platis, vissuto agli inizi del XI secolo, i cui figli si... Continua
suddivisero le proprietà il 5 ottobre 1022. Il frazionamento avvenne in sei parti, quanti erano per l'appunto i figli di Plato: Allinerius, Franzotus, Rolandinus, Luxiardus, Begarolo e Antonius. Indiviso rimase il castello de Platono "quod inter omnes comunesibi retinerunt propter nome domus anticuus de Platis", mentre Alinerio e Franzoto ebbero le proprietà situate in Val Vona dal Varacola fino al Mozzola. A Rolandino, dal quale originarono i "da Ena", toccarono i terreni tra l'Ena e il Gotra "usque ad summitate Burgali". A Begarolo toccò il castello di Pietramogolana e le terre dall'Hena (Tarodine) verso Parma. Mentre le proprietà che Plato de Platis aveva nel milanese toccarono ad Antonio. Luxiardo, annidatosi nell'alta parte della Val di Taro, anche se inizialmente ereditò pure la zona sulla quale circa un secolo dopo sorse Borgotaro, fu capostipite di quei Lusardi o Luxardi, che costituirono il centro del loro potere feudale nella zona di Montarsiccio e Pietrapiana. Del consorzio gentilizio montano capeggiato dai Lusardi, fecero parte anche i Costerbosa e i Granelli, altre potenti casate ghibelline. Nel XIII e XIV secolo, i Lusardi furono tra i maggiori alleati dei Landi nei conflitti che opposero questi ultimi ai guelfi piacentini. Nel quattrocento, a seguito della politica accentratrice dei Landi, che cercavano di affermare la loro piena supremazia feudale sulla Val Taro e Val Ceno, sorsero notevoli contrasti tra le due casate. Il 20 ottobre 1451 venne conclusa una convenzione tra il conte Manfredo Landi e i Lusardi, in seguito alla quale questi ultimi persero gran parte della loro autonomia e potenza politica. La famiglia andò gradualmente sfaldandosi in questo secolo e in quello successivo; alcuni emigrarono a Genova, ove mantennero una distinta posizione sociale e costituirono l'Albergo dei Franchi Luxardi, altri si stabilirono in territorio piacentino e altri ancora rimasero nelle avite valli. La dinastia di Parpiana, gentiluomini assai potenti in quelle montagne, e ghibellini per la via, con altri nobili di Val di Taro, e col favore del marchese Pallavicini, presero Borgotare nel 1258. Un Giovanni Luraghi nel 1259, con trecento servi della Valle del Taro, entrò nel castello di Noceto sconfiggendo le genti del comune di Piacenza che incontrò per istrada. Un Gian-Giacomo, capitano delle milizie degli stati del principe Federico Landi, a richiesta del Conte di Fuentes, governatore di Milano, nel settembre 1602 passò in Val di Magra con le genti di Bardi, Compiano, e Bedonia contro il marchese di Giulio-Cesare Malaspina feudatario imperiale; ma accusato di dar infestavano le montagne di Pontremoli, riuscì al Luraghi, senza spargimento di sangue, di purgarne il paese, e d'impadronirsi della forte ricca di Survo con far prigione lo stesso Malaspina. Ettore, piacentino, fu governatore di Parma dal 1562 al 1566. Il dottor Cristoforo-Matteo, conte Luraghi, addetto al servizio di corte di Maria-Luigia, Arciduchessa d'Austria, duchessa di Parma, moglie di Carlo III Duca di Parma. L'avvocato Vincenzo fu presidente nel 1834 del tribunale di Parma, e morì senza lasciar figli. Un ramo di questa famiglia fiorisce tuttora in Francia. Tra i rami, che dal XVI secolo si

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Escudo da família: Luraghi

Brasão da família

D'azzurro, ad una torre d'argento, ornata di un sole di rosso, e sormontata da aquilotti d'oro; col capo dello stesso, all'aquila imperiale di nero, tenente coll'artiglio destro una spada nuda in palo, e col sinistro uno scettro d'oro.
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