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Origine del cognome Tambella, provenienza: Italia

Titolo: Nobili - Cavalieri - Signori
Araldica della famiglia: Tambella
Corona nobiliare Tambella
Antico casato sassarese, di chiara ed avita nobiltà, tra le più distinte di quei tempi, sia per antico ed illustre lignaggio, sia per ricco censo e per le onorifiche cariche ricoperte. Essa discendeva da quell'Itocorre Tambella, consigliere ed amico di Costantino I, regolo di Torres, il quale, venuto a morte, gli aveva affidato in tutela il proprio figliolo Gonnario, che doveva succedergli nel giudicato. In un "condague" leggiamo che le terre di Romangia furono "ab antico" donate dallo stesso regolo di Torres al suo affezionato tutore, in mercede dei servigi resigli. Gonnario Tambella fu il più illustre personaggio sassarese, della... Continua
prima metà del secolo XV. Eletto per molti anni podestà di Sassari, venne dal comune più volte inviato ambasciatore alla corte di Aragona, e ne ottenne titoli ed onori. Il re Don Alfonso, nel 1440, dopo averlo creato cavaliere dalla stola d'oro, gli concedeva, sua vita durante e durante la vita di suo figlio, la scrivania di Sassari, con i diritti annessi. Ebbe, inoltre, dallo stesso re, il feudo di Sorso e Sennori, con diritto a disporne per testamento, cingerlo di mura e fortificarlo: feudo che, nel 1444, gli fu dal sovrano commutato in allodio, cioè a dire, libero da qualunque peso e servitù feudale. Il di lui figlio, Don Antonio Tambella, venne incaricato, dalla città di Sassari, di gelose ambasciate alla corte, e molto si distinse fra i cavalieri che seguirono a Napoli il re Don Alfonso. Don Antonio non ebbe figli maschi e, quindi, ripose tutto il proprio affetto nelle tre figliole: Rosa, destinata a succedergli nella signoria di Romangia, Maddalena e Marchesa. La leggenda, poi, tramanda che la bellissima e nobile rosa sposò un valoroso cavaliere, ossia don Angelo de Marongiu, signore d'Oppia e Costavalle, dal quale ebbe un figlio, Salvatorico. I due sposi avrebbero vissuto a lungo, se il viceré spagnolo, don Ximene Perez, arrivato in Sassari verso il 1479 in segreto, non si fosse "innamorato" della nobildonna. La dama, oltre a possedere nobiltà e bellezza, era anche uno dei migliori partiti dell'isola, e per lei il viceré era disposto a fare qualunque cosa. Infatti dopo pochi mesi dall'arrivo dello spagnolo don Marongiu venne pugnalato nella chiesa di San Nicola, a Sassari, vittima di una congiura ordita da parenti e nemici politici. Quasi contemporaneamente morì anche Salvatorico, unico figlio di Rosa e Angelo. Morto quindi l'erede legittimo, tutto il patrimonio di Romangia e Costavalle passò a Rosa. La bella vedova, raggirata dal viceré, forse coinvolto nel duplice delitto, si risposò con lui, dopo avergli fatto donazione, con atto pubblico, di tutti i suoi possedimenti il 31 maggio del 1480. Dopo soli due anni di matrimonio donna Rosa venne assassinata misteriosamente. Il popolo accusò del delitto lo stesso consorte, unico erede di tutti i beni della defunta. Seguirono numerose denunce e reclami alla Corte di Madrid contro il viceré spagnolo da parte dei parenti dell'uccisa; il viceré a sua volta si difendeva ordinando condanne capitali contro i suoi accusatori, "colpevoli" di ribellione all'autorità ed alle leggi. Ximene Perez venne richiamato in patria per le accuse rivoltegli. Successivamente venne mandato a Cagliari con la stessa carica, ma dopo poco tempo, in seguito ai furti dalla cassa dell'Erario, lasciò l'isola definitivamente. In ogni modo, nel 1724, un Pietro Tambella, che risiedeva a Codrongianus, ebbe il riconoscimento della nobiltà. I cognomi così antichi, senza dubbio alcuno, rendono decoro non solo alle famiglie ma anche alle città che li hanno accolti; pare siano, infatti, molto riguardevoli i soggetti viventi di questa famiglia che, con tanto decoro, sostentano questo nobile cognome, che ha avuto vari soggetti illustri.
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Stemma della famiglia: Tambella

Blasone della famiglia

D'azzurro con un gambale con lo sperone di rosso.
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