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Origem do sobrenome Tima, país de origem: Italia

Nobreza: Nobili - Cavalieri
Heráldica da família: Tima
Coroa de nobreza Tima Antica ed assai nobile famiglia marchigiana, di origine feudale, con residenza Cingoli, la quale ebbe origine dai signori di Arcione e Corvedone, nel 1150. Tal illustre casato, dopo aver, per qualche tempo tenuto il dominio della Patria, si divise in due rami: l'uno, detto di S. Giuliano, l'altro, detto di S. Agostino. Proprio quest'ultimo dette alla patria ben sedici Vicari pontifici ed imperiali, altrettanti podestà cittadini, con lo "jus gladii", due senatori di Roma, diversi prelati ed altri molti uomini illustri. Tra questi, senza nulla levar al valore degli omessi, ricordiamo: Giovannuccio, il quale ricoprì la carica di podestà in... Continua
Siena, nel XIII secolo; Pagnone, figlio del precedente, ascritto al collegio dei giudici, resse Orvieto qual podestà nel 1314, in Perugia fu podestà, nel 1318, e capitano del popolo in Orvieto, nel 1323; Rinaldo, Cavaliere "a spron d'oro", di Baligano, il quale estese la propria signoria oltre che a Cingoli anche nel vicino castello di Staffolo, e che, nel 1322, fu podestà di Perugia, per i primi sei mesi del 1332 podestà di Firenze, nel 1333, nel 1343 podestà di Bologna,nel 1339 podestà di Siena, nel 1341 partecipò alla battaglia fra Siena e Pisa, nel 1347, insieme ad altri signori, aiutò Ancona ad espugnare Osimo; Vanni, Rettore della chiesa di S. Lorenzo del borgo di Port'Acera, come da elezione del 18 agosto 1350; Forestiera, eletta badessa del monastero di S. Caterina di Cingoli, nel 1340; Bartolo, che, nel 1341, fu eletto priore della canonica dei santi Quattro Coronati di Cingoli; Uguccione, il quale fu compreso da Urbano VI nella bolla del vicariato; Cimarello, che resse il vicariato di Terni e la potesterìa di Spoleto, la quale tenne a nome della Chiesa nel 1361 e nel 1362; Bartolomeo, tra i rettori del Comune di Osimo, nel 1475. Tuttavia, la famiglia dei Cima, con la morte di Francesca Cima, avvenuta poco dopo il 1466, si estinse. Il 30 dicembre 1466, però, Francesca nominò sua cugina Elisabetta come erede. Elisabetta si sposò nel 1399 con Biagio di messer Bartolommeo Smeducci, vicario della Chiesa in S. Severino Marche, che aggiunse all'emblema del proprio stemma, una scala, due cime di palma. Gli Smeducci, discendenti di Elisabetta Cima, tornarono a Cingoli nei primi anni del XVI sec. e cambiarono il proprio cognome con quello di Cima della Scala. Si deve proprio ad un Masio Cima della Scala la ricostruzione dei palazzi appartenuti all'antica famiglia Cima, posti in via Amici della Marca. Il celebre palazzo dei Cima della Scala, sito in Corso Garibaldi, sembra essere il risultato della fusione di tre o più abitazioni, il prospetto delle quali fu ridisegnato presumibilmente per volere dei fratelli Pietro Giacomo e Masio Cima della Scala, nella prima metà del sec. XVII. Pietro Giacomo, vestito l'abito ecclesiastico, fu al seguito del card. Alessandro de' Medici in qualità di maestro di camera, ottenendo di essere ascritto tra i prelati di Curia. Lo stesso, inoltre, seguì, nel 1571, il Medici che si recava, in veste di legato pontificio, a Parigi, alla corte di Enrico IV, per procurare la pace tra Francia e Spagna. In quell'occasione gli fu attribuito gran parte del merito per i negoziati che portarono al trattato di Vervins. Ne ebbe in premio dal Re di Francia l'Ordine equestre di San Michele e dal cardinale de' Medici, allorché divenne papa Leone XI (1605), la carica di suo maestro di camera e gli incarichi onorevoli di Generale delle Armi nella Marca di Ancona e Castellano di Perugia. Il Comune di Ancona lo aggregò alla propria nobiltà insieme al fratello Masio e ai discendenti di quest'ultimo; il quale, nel 1605, fu inoltre ascritto

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Escudo da família: Tima

Brasão da família

Inquartato d'argento e d'oro, il primo caricato di una pianta di verde.
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