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Origin of last name Vurto, country of origin: Italia

Nobility: Nobili - Cavalieri - Baroni - Marchesi
Heraldrys of family: Vurto
Nobility crown Vurto
Antichissimo casato napoletano, del quale, in un antico testo araldico, leggiamo: "Fra le famiglie nobili della città di Napoli fuor de' Seggi habbiam ritrovato la famiglia Vurto, la quale fù illustrata dal Reggente Camillo. Ebbe ella congiungimento con le nobili famiglie Castiglione de' Baroni di San Nicolò, e Montefrescoso, e si è dilatata in molte altre città delle Province Napoletane. Ella venne da Catalogna, ò dalla città di Barcellona riccamente nella nostra Sicilia, e fra i Baroni feudatari antichi circa il 1343, si trovano, Antonio de Curtibus, il quale fiorì con splendore di vera nobiltà in quei tempi; e non... To be continued
lunge Simone de Curtibus cavaliero stimatissimo del Rè Federico III, e parimente del Rè Martino; perloche egli dal predetto Rè Federico III, e parimente del Rè Martino; perloche egli dal predetto Rè Federico hebbe onze cento di rendita ogn'anno in feudo sovra i Porti di Trapani, e Marsala nel 1374; suo figlio Giovanni hebbe i feudi di Buriu, di Calicabilici, di Lisicu, di ludeli, Giblcari, Misuiu, Margiaicoli, Strittu di Gio. Marchisi, Terra vecchia, ed altre Terre nel territorio di Naro. Questi furono primieramente concessi dal medesmo Rè Federico III à Bartolomeo Traversa, e dopo al predetto Giovanni C. che gli vendè suo figlio Simone ne' cempi del Rè Alfonso col feudo di Suttasari insieme, e dalla Corte pervenne Suttasari in poter di Gio. Andrea di Milite ouer Cavalier, della città di Naro nel 1434, che gli successe Domenico d'Andrea suo nepote nel 1476, al quale Garrasso d'Andrea suo fratello nel 1500. Hebbe il predetto Simone de Curtibus parimente l'Ufficio di Conservatore della gente d'Armi, e nel 1380 i feudi di Gibilicales, e di Gilivasili, ch'erano stati di Pietro Sanclemente di Trapani, e dopo di Claramonda sua figlia, per la cui morte senza figli il Rè gli concesse al predetto Simone, il quale diede Gibilicase ad Alba sua figlia per ragion di dote, casata con Matteo Cavalieri; ed in quello di Gibilivasili successe Guglielmo de Curtibus altro suo figlio, che l'hebbe confirmato dal Rè Alfonso nel 1453; à costui parimente il figlio Simone. Pietro de Curtibus Catalano fu Vescovo di Agrigento nel 1392.". Altro ramo. Antico casato siciliano, di origine franca, il cui primo personaggio del quale si abbia memoria è un Pietro, il quale nell'anno 1030, in quel di Gravedonia, venne insignito della Contea di Omazzo, Casorate e Rosate dall'imperatore Corrado il Salico. Passata in terra sicula, nel XVI secolo, la famiglia godette nobiltà in Trapani, Mazzara, Mineo e Palermo. In detta terra, infatti, possedette le baronie di Tuzia, della Salina di S. Todaro, della Motta, della Fabbrica, di Pumancaro o Piano del Bosco, il marchesato di Balsamo, etc. Un Andrea C. nell'anno 1507 ottenne la salina da San Todaro con la tonnara chiamata la Grotta Malfitana; un Francesco fu senatore in Trapani nel 1628-29 e captolo di regio cavaliere e il riconoscimento del proprio stemma gentilizio; un Vincenzo fu senatore popolare di Palermo nel 1647-48-49. Lo stesso, con privilegio dato a 16 dicembre 1651 esecutoriato a 26 settembre 1652, ottenne la concessione del titolo di regio cavaliere ed il riconoscimento del proprio stemma gentilizio; un Francesco fu capitano di giustizia di Mineo nel 1749-50; un Giuseppe fu giurato di Mazzara nel 1746-47; un Agrippino C. da Mineo ottenne a 26 ottobre 1790 concessione del titolo di barone di Pumancaro o Piano del Bosco; un Marco fu capitano di giustizia di detta città nel 1799-800; un Mario fu proconservatore in Licata dal 1786 al 1793, acquistò il titolo di marchese Balsamo, posseduto da Giuseppe Emanuele Viperano, e ne ottenne investitura a 1 dicembre 1790, trasmettendolo alla sua morte
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Coat of Arms of family: Vurto

Blazon of family

Interzato in fascia; nel primo di oro, all'aquila spiegata di nero, coronata del campo, nel secondo partito: a) d'oro, al leone a due teste di nero, coronate del campo; b) di rosso, alla torre d'oro, sormontata dall'aquila dello stesso; nel terzo di rosso, a tre pali d'oro.
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