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Origen del apellido Perrella, país de origen: Italia

Nobleza: Visconti - Nobili - Cavalieri
Rastro heráldico de la familia: Perrella
Corona de la nobleza Perrella Antica e nobile famiglia aragonese, detta Perrella, Perrello, Perellos o Periglios, la quale, come ben ricorda il Mugnos, fu illustrata da quel Raimondo, educato alla corte di Francia, presso la quale rimase in servizio fino al 1380, ed ottenne prestigiosi incarichi diplomatici e militari anche dal suo sovrano naturale, il re d'Aragona. Nel 1384 divenne Governatore del Rossiglione e nel 1390 ereditò dal padre il titolo di Visconte di Perellos e di Roda; negli anni 1392-1393 prese parte alle campagne militari di Sicilia e Sardegna, mentre nel 1394 fu inviato a Cipro per concertare il matrimonio dell'infanta Isabella, sorella del re d'Aragona Giovanni I, con il Principe di Antiochia. Nel maggio 1396, quando si trovava alla corte pontificia ad Avignone, ricevette l'incarico di trattare con papa Benedetto XIII in merito alla minaccia delle truppe francesi di invadere la Catalogna e spodestare Giovanni I. Il 18 maggio, dello stesso anno, fu... Continuaráinviato ad Avignone un emissario, con il compito di informarsi sugli sviluppi della vicenda, ma egli giunse presso il nostro Raimondo quando Giovanni I era già morto (19 maggio 1396), in circostanze poco chiare. Il sospetto ricadde subito sui consiglieri più intimi del re, accusati di aver ordito un complotto; Maria de Luna, la nuova regina, ordinò un processo nel quale fu coinvolto lo stesso Ramon, accusato di essere in accordo con il Conte di Foix, genero di Giovanni I, il quale da tempo aspirava ad ereditare il regno. Le accuse mosse a Raimondo non dovevano avere grande consistenza, dal momento che presto egli fu riconosciuto innocente ed ottenne nuovi incarichi diplomatici da parte della corte aragonese. Tal vicenda, tuttavia, toccò molto Raimondo, tanto che la sua interessantissima opera, "Viage al Purgatory", è intimamente connessa a questi fatti e all'amicizia che legava Raimondo e Giovanni I. Tale "viaggio" si configura come un complesso originale di elementi reali e fantastici. Buona parte della narrazione è confermata da documenti storici, come il salvacondotto di Riccardo II, nonché dalle testimonianze dei personaggi citati nell'opera; il fatto stesso di menzionare personalità ben individuabili all'epoca, come i suoi stessi figli, il nipote e Pere Maça, con il quale l'autore non aveva rapporti di parentela, rende attendibile il racconto. Un testimone importante del viaggio compiuto da Raimondo è Guillaume de Courcy, che entrò assieme a lui nella grotta: Guillaume era nel 1397 Maggiordomo della regina d'Inghilterra, figlia del re di Francia, e qualche anno prima era stato a servizio di Giovanni I. Egli si connotava, pertanto, non solo come un personaggio reale e di alta levatura sociale, ma anche come un cavaliere ben conosciuto in Catalogna e alla corte aragonese. Inoltre, tal nobil casato, sempre si distinse per gli illustri personaggi, a cui diede i natali, tra i quali, ricordiamo: Francesco, capitan generale di re Pietro d'Aragona, da cui ottenne in compenso di suoi segnalati servigi la villa di Roda e Pola col titolo di Visconte; Raimondo, cameriere di re Giovanni I, ambasciatore presso il re di Francia, nel 1387, nel 1416 generale dell'armata di re Alfonso e, infine, vicerè in Sicilia, nel 1441; Luigi, castellano di Mistretta, nel 1447, il quale, nel 1455, acquistata la terra di Gagliano, definitivamente trapiantò la famiglia in Sicilia; Antonio, figlio del detto Luigi, pregiatissimo cavaliere. La famiglia alzò per arma. D'oro al leone rosso.
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